Inizio della Novena di San Giovanni Bosco
Una catechista aveva raccontato ai suoi ragazzi la passione, la morte di Gesù in croce e la sua risurrezione con tanto entusiasmo, con tanti particolari, con tanta fede che uno sei suoi ascoltatori al termine domandò: "Ma tu c'eri?".
Questo fatto mi è venuto in mente l'anno scorso, durante il mese di Gennaio, quando al termine di una delle tante prediche fatte su Don Bosco, un ragazzo mi chiese: "Ma tu l'hai conosciuto?" io non l'ho conosciuto personalmente…. Ma via assicuro che anche il più distratto entrando all'oratorio di Valdocco nel mese di Gennaio si accorge che c'è un clima speciale, che qui tutti vogliono un gran bene a Don Bosco, come fosse vivo e presente sempre.
Cercherò di mettere in risalto quegli aspetti di don Bosco che hanno attratto la mia vita per cui ragazzo quattordicenne ho deciso di farmi salesiano, quegli elementi della spiritualità salesiana che mi hanno sorretto ormai giovane adulto nei momenti di crisi culturale, proverò ad entusiasmare anche voi che merita seguire don Bosco, se dopo tanti anni di vita salesiana posso dire anche oggi "la mia vita è stare con voi , ragazzi….. e non ringrazierò mai abbastanza il Signore della grazia che mi ha concesso di stare così tanti anni in questo 1° oratorio di don Bosco.
Vi invito con la fantasia ad andare indietro nel tempo….a portarvi a Valdocco tra il 1846 e il 1888: 42 anni di permanenza di don Bosco a Valdocco. Giovannino Bosco, attraverso la fanciullezza trascorsa sulle colline dell'Astigiano e la giovinezza a Chieri è diventato Don Bosco.
Don Bosco divenne San Giovanni Bosco qui…. E qui 42 anni. La sua spiritualità, la sua santità crebbero qui all'oratorio di Valdocco.
Non nel deserto come i monaci, non in terre lontane come i missionari, ma proprio qui in questi cortili e in questi fabbricati, si sviluppò e maturò la spiritualità di don Bosco.
Spiritualità è una parola grossa, ma significa soltanto "il modo di essere cristiano", "il modo di vivere come figlio di Dio", che ognuno di noi ha. Il modo con cui io, voi, ogni cristiano riesce a vivere come cristiano, viene condizionato dal tempo, dalla salute, dalla cultura, dalle circostanze concrete nelle quali ci veniamo a trovare.
All'origine, alla radice della spiritualità di ogni cristiano, specialmente di ogni santo (che sono poi i cristiani meglio riusciti) c'è in genere un elemento che dà un marchio particolare a questa spiritualità.
Per esempio, all'origine della spiritualità di Filippo Neri c'è la gioia di sapersi figli di Dio. Alla radice della spiritualità di Ignazio di Loyola c'è la convinzione di essere un soldato di Gesù Cristo. Alla radice della spiritualità di Giuseppe Cottolengo c'è l'abbandono totale alla Divina Provvidenza.
È facile capire come il modo di essere cristiano di Filippo, di Ignazio, del Cottolengo, ha ricevuto un marchio speciale da quell'elemento che sta alla radice della loro spiritualità.
Guardate, ragazzi, queste scatole di cioccolatini:
- Cuneesi al rhum
- Baci perugina
- Mon Cherì
- Praline Sorini
- Gianduiotti
- Pocket coffee
- I Ferrero Rochè
Tutti ottimi cioccolatini…. come ottimi tutti i santi.
Se leggiamo gli ingredienti sulle scatole, zucchero, burro, latte, cacao, farina di mais, nocciole, liquori, farina di frumento, frutta….. ci accorgiamo che sono quasi gli stessi in ogni tipo di cioccolatino.
Cambiano i diversi tipi di cioccolatini solo perché hanno dosi diverse. Così i Santi…. Così la spiritualità di ogni santo, di ogni cristiano.
Gli ingredienti sono sempre gli stessi: l'amore di Dio, l'amore del prossimo, le virtù teologali della fede, della speranza, della carità…. Le virtù cardinali della prudenza, della fortezza, della giustizia, della temperanza.
Ogni santo è diverso perché cambiano le dosi di queste virtù.
Quali sono gli ingredienti principali della spiritualità di don Bosco? Qual è il segreto della sua santità che attrae ancora oggi tanti giovani, tante persone!
Guardiamo i frutti, i frutti migliori, i cioccolatini più buoni:
pensate al ragazzo Domenico Savio proclamato Santo, alla ragazza Laura Vicina, che la Chiesa ricorda oggi liturgicamente e propone come modello di vita cristiana ad ogni ragazza degli ambienti salesiani. Qual è il segreto della loro santità?
Il 24 giugno era il giorno onomastico di don Bosco. Si fece festa grande all'oratorio, come tutti gli anni. Don Bosco, per ricambiare l'affetto e la buona volontà, disse:
- Ognuno scriva su un biglietto il regalo che desidera da me. Vi assicuro che farò il possibile per accontentarvi.
Quando lesse i biglietti, don Bosco trovò domande serie e sensate, ma trovò anche richieste stravaganti che lo fecero sorridere: qualcuno gli chiese cento chili di torrone "per averne per tutto l'anno". Sul biglietto di Domenico Savio trovò cinque parole: "Mi aiuti a farmi santo".
Don Bosco prese sul serio quelle parole. Chiamò Domenico e gli disse
"Ti voglio regalare la formula della santità. Eccola:
* primo: allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace non viene da Dio.
* secondo: i tuoi doveri di studio e di pietà. Attenzione a scuola, impegno nello studio, impegno nella preghiera. Ad un ragazzo nuovo dell'Oratorio Domenico Savio dirà: "Noi qui all'oratorio di Valdocco facciamo consistere la santità nello stare sempre allegri e nell'esatto compimento dei nostri doveri di studio e di preghiera"
* terzo: far del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni sempre.
La Santità è tutta qui".
Don Bosco ci ha insegnato la formula della santità, ci sprona ad una santità quotidiana che si riassume "nel far le cose giuste al momento giusto: studiare quando c'è da studiare spegnendo la Tv, giocare quando c'è da giocare…. Facendo giocare tutti… dormire di notte, dicendo una preghiera prima di addormentarsi.
Don Bosco ci sprona al massimo della vita cristiana, alla santità…. Ma attraverso le piccole cose della vita quotidiana, attraverso piccoli gesti. "Far della mia vita un dono" sarà il proposito della beata Laura Vicuna, anche se offrirà la sua vita attraverso i piccoli gesti della vita quotidiana. Offrirà la sua vita per ottenere il ritorno a Dio della mamma.
All'inizio, alla radice della spiritualità di don Bosco, del suo modo di essere cristiano, c'è un elemento che gli dà un marchio particolare? E se c'è, qual è?
Teresio Bosco, che ha scritto la biografia più conosciuta su Don Bosco, risponde:
"L'elemento che sta alla radice, alla base della personalità e della spiritualità di Don Bosco, non è una convinzione ma un atteggiamento: è l'amore, quell'amore personalizzato per ogni ragazzo, un amore grande e realistico, che non si ferma mai alle parole ma va subito ai fatti."
Don Bosco non aveva "una tecnica", non studiava "degli ammennicoli" per rivelare il suo amore. Ti voleva bene, semplicemente. Non faceva nessun sforzo per nasconderlo né per manifestarlo. E tu lo sentivi, fino ad esserti più gradito un suo no che un si detto da altri: perché sentivi che te lo diceva perché ti voleva bene, voleva il tuo bene.
Quando agli oratoriani di Valdocco, che avevano conosciuto personalmente Don Bosco, veniva chiesto un ricordo, tutti davano un po' la stessa risposta: "Mi voleva bene", "Mi ha voluto bene". Don Bosco un giorno mi ha detto:
Sono un povero prete ma ti voglio così bene che se un giorno rimanessi soltanto con un pezzo di pane, ne farei a metà con te."
D. GIANNI MORIONDO sdb
Direttore dell'Oratorio Don Bosco (Primo) di Torino-Valdocco
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